(Paul Klee)
Segno, colore e scrittura senza grammatica né sintassi. La libera ricerca espressiva di Rossana Centioni
di Marika Beccaloni
C’è una stanza destinata al disegno quotidiano nell’atelier di Rossana Centioni, lì la pratica artistica si avvantaggia di momenti convulsi e di attimi lenti, quasi pigri. Quella stanza in alcune occasioni si apre all’esterno e diviene spazio dedicato all’incontro, alla relazione, al passaggio di idee tra Rossana e le amiche con cui condivide momenti creativi attraverso la trasmissione di tecniche pittoriche sperimentali. In quella stanza, spazio di creazione solitaria e condivisione, torno dopo diversi anni e la trovo cambiata, ribaltata rispetto ai miei ricordi; a essere rimasto immutato è lo spirito costruttivo di Rossana insieme ai suoi disegni sempre energici, dal profilo vibrante.
Chiedo a Rossana di iniziare il nostro dialogo raccontandomi segmenti del suo processo di lavoro che implica la ricerca di un possibile bilanciamento tra applicazione tecnica ed emotività; Rossana mi parla diffusamente di colori, chine, inchiostri e delle tecniche sperimentali di disegno che più l’hanno fatta appassionare all’idea di utilizzare il disegno come pratica di “svuotamento di sé”. Rossana mi rivela inoltre di aver operato una selezione strettissima negli ultimi anni, perché sempre più pressante è comparsa in lei l’esigenza “di far pulizia e semplificare”; ha infatti eliminato il colore ad olio e progressivamente ridotto l’uso dell’acrilico e degli acquerelli in pasticca, ha mantenuto invece le matite acquerellabili, gli inchiostri e le chine che sperimenta esclusivamente sulla carta da acquerello. Stabile nel tempo è rimasto il desiderio di tracciare linee, forme, segni e coprire con campiture stratificate di colore la pagina, sempre singola e mai parte di un quaderno o taccuino. “Ogni giorno devo scarabocchiare”, afferma Rossana. “Se non posso essere qui in atelier dipingo a casa. Ho tutto doppio: colori, chine, pennarelli, pennelli, matite. In ogni stanza della casa ho bisogno di avere un piano sul quale trovare gli strumenti pronti per disegnare. Devo sapere di poter segnare in qualsiasi momento”. Da questa parte del racconto si coglie un tratto distintivo della pratica di Rossana Centioni: l’istintività dell’approccio che porta con sé la spontaneità e l’imprevedibilità del risultato. Disegnare e segnare sono una necessità, la comunicazione di un contenuto è elemento posteriore, anzi l’attribuzione di un contenuto è sempre lasciata all’osservatore.[1]
“Prima di dipingere devo prendere confidenza con lo spazio, faccio ordine attorno e mi preparo tutto ciò di cui ho bisogno, faccio un po’ di ginnastica con le mani. E se non disegno continuo ad allenarmi osservando quello che fanno gli altri, i maestri, soprattutto per modificare e potenziare la mia gestualità”.
Rossana si esprime mediante una gestualità fluida, con la quale ha imparato a misurarsi negli anni di esercizio costante nel tentativo di accordare il sentire emotivo con la mano, col braccio e con tutto il corpo che è chiamato a compiere il gesto. Rossana ricerca ogni volta la possibilità di disegnare con libertà e immediatezza, prestezza di mano e trasporto emotivo senza posa; questa libera espressione si rivela indistintamente nel disegno figurato di tipo naturalistico, nella calligrafia gestuale e nella scrittura asemica.
Non ci sono brutte copie nella pratica di Rossana Centioni, c’è la pagina, la china, il pennello e c’è lei nel momento e nello spazio dedicato al segno. Rossana si rifiuta di riprodurre una traccia premeditata o abbozzata per mezzo di ragionamenti e studi pregressi, preferisce disegnare seguendo l’imprevisto di questo peculiare processo che la conduce ogni volta alla scoperta di una parte di sé che le si rivela, inedita, attraverso la somma di disegno e scrittura.
“Ad oggi il fiore e la scrittura asemica sono le forme con le quali mi esercito di più. Quello che ricerco sempre di più di recente, lasciandomi accompagnare dall’impulso del gesto e dal momento, è una più marcata astrazione delle forme” precisa Rossana. Questa ricerca di astrazione non coinvolge solamente i soggetti naturalistici, sempre presenti nelle sue tavole, ma si estende alla potenza espressiva e al ritmo dei tratti grafici della scrittura privata di grammatica e sintassi e rivelata nella sua pura dimensione di segno. Le curve strette degli occhielli di lettera si slegano fino a disegnare curve morbide che scorrono per sparire gradualmente fino ad annullare la possibilità di una lettura convenzionalmente intesa per appiattirsi in linea.[2]
Rossana ha trovato da subito la disciplina entro cui far muovere e crescere questa tendenza all’astrazione, un’influenza profonda le deriva dalle arti calligrafiche e dai maestri calligrafi contemporanei che associano alla pratica tradizionale l’espressività quasi indomabile del gesto istintivo. Questa tensione per la ricerca di una gestualità libera è in parte nutrita dal rifiuto di adottare gli strumenti di base del calligrafo; Rossana infatti sceglie strumenti insoliti per la scrittura, strumenti spesso improvvisati o prelevati da altri contesti e convertiti per tracciare segni e scritture illeggibili: spesso sono bastoncini, rami, foglie, manici dei pennelli o strumenti appositamente imperfetti perché costruiti in casa.
Proseguendo il dialogo si evince un altro aspetto interessante che ruota intorno ai tempi e agli spazi intimi di creazione. Rossana dichiara: “mi piace lavorare con una tecnica fino ad esaurimento”. Rossana si lascia travolgere dalle tecniche alle quali si accosta e che sperimenta in modo quasi anarchico e frenetico; si abbandona all’esigenza di giungere fino all’apice delle possibilità donate dal medium individuato. Quando Rossana si dedica al disegno e al segno si muove in un contesto totalmente indisciplinato, dipinge senza posa e per questo non trovano spazio la catalogazione, l’annotazione o l’archiviazione metodica del processo e del risultato raggiunto. “Voglio la sorpresa, non mi piace prevedere il risultato. Fare delle prove non mi consentirebbe di avere quella libertà assoluta e la sorpresa a conclusione del percorso”.
Durante il nostro incontro si lascia tanto spazio all’arte contemporanea, si parla degli artisti del segno e della materia, quegli artisti che hanno trasmesso i loro impulsi interiori caricandoli nella materia pittorica. Paul Klee e Jean Dubuffet vengono citati da Rossana come gli interpreti del disegno libero che ha delle assonanze col tratto infantile che sempre la seduce. “A volte chiedo ad una mia amica insegnate di prendere parte alle sue lezioni con gli alunni della scuola dell’infanzia e rimango incantata dalle loro manine che disegnano e colorano in modo frenetico. Con naturalezza e senza sforzo i loro tratti passano dall’essere lisci e piani a mossi e turbolenti. Sono rapita dalla modulazione del colore che ne esce spontaneamente, senza un metodo”. Anche Cy Twombly viene da lei celebrato per l’attrazione che suscita la volatilità del tratto e la potenza dello scarabocchio a volte piccolo, minuscolo, altre denso e magmatico. Le opere di Twombly hanno su di lei un potere ipnotico: “Mi immagino una mente o me stessa libera di viaggiare in quella dimensione e diventare linea o massa oppure mi immagino di inseguire il più piccolo segno presente sulla grande tela e perdermi”. Rossana aggiunge anche il nome di Isabella Ducrot, artista contemporanea che ammira moltissimo per l’essenzialità dei motivi e la pulizia della resa d’insieme. “Da lei ho imparato ad essere più essenziale, a lavorare in modo più sobrio”.
Durante il nostro dialogo si raggiunge un tema decisivo e che rientra nella prassi di ogni artista: la relazione con gli altri. “Queste opere devono prima o poi uscire e relazionarsi con gli altri”. Rossana ammette di essere poco incline alla condivisione dei suoi risultati e di essere più interessata alla condivisione del processo anche attraverso l’insegnamento: “è tanto importante per me il gruppo, creare dei momenti di incontro e scambio, dei momenti collettivi per trasmettere le potenzialità di queste pratiche artistiche che non hanno nell’immediato una finalità estetica. La comunità è una cosa bellissima. Ecco, se dovessi assegnarmi un ruolo, sentirei di riconoscermi in quello di coreografo, una guida per un gruppo”. Rossana si è fatta negli anni promotrice di numerose occasioni di incontro e scambio, organizzando e svolgendo corsi d’arte nelle scuole della sua cittadina; corsi rivolti alle insegnanti e sempre conclusi con delle mostre o istallazioni a tema, mostre dalle quali emergeva un’unica urgenza ossia quella di creare insieme, raggiungere attraverso lo scambio una missione comune, della quale Rossana si è fatta mediatrice o, per usare un attributo che si assegna, coreografa.
Il dialogo tra Rossana e me si interrompe per un momento e ne approfitto per sfogliare in autonomia le tavole che mi ha mostrato e soffermarmi su alcune di esse. A prima vista gli intrecci di colore e china fanno apparire il foglio come una superficie di intonaco consumato, alle campiture di colore stratificato si aggiungono tracce sovraimpresse come graffite. Scrittura e disegno si presentano come intrecci irruenti, confusi, aggrovigliati, sono il tentativo di assegnare una forma istantanea ad impulsi generati dalla mente in preda alle emozioni più varie e profonde. Questi segni sono trasferiti sulla carta senza rielaborazioni che potrebbero favorire la comprensione pilotata dall’artista. “Io voglio restituire a chi guarda questi disegni quello che ho fatto per me. Sento l’esigenza di svuotare me stessa e misurarmi con la pagina. Non suggerisco nulla, non dico cosa leggere e come leggere, ciascuno ci vede quello che vuole o cerca”. Guardare i disegni e le scritture di Rossana è come perdersi tra i propri pensieri, eccitazione e spaesamento si sovrappongono fino a confondersi. L’occhio è messo in crisi e condotto ad una sfida; i grovigli di segni calligrafici e le stesure graffiate di colore si impongono come irrinunciabili presenze di una ricerca espressiva che Rossana conduce da anni sempre con quel fare gestuale rapido, volto a cogliere, per mezzo di pittura e scrittura, un’impressione sconosciuta.
Dopo aver osservato a lungo le tavole, ho sentito il bisogno di scomporle per decifrarle, ho avvertito l’esigenza di scindere quello che lei ha unito, di slegare gli intrecci di colore sul quale si innestano o annodano piccoli crochi e bouquet di papaveri, ho dovuto isolare le macchie, gli schizzi di colore, quei segni che apparivano come graffi. Ricompattando le componenti attraverso la mia sintesi visiva, graduale, ne ho derivato l’immagine di un giardino selvaggio, immaginato e tradotto su carta come proiezione della mente, in cui gli elementi naturali reclamano il loro spazio senza steccati. E come le parole si sottraggono alla leggibilità, così anche i fiori, gli arbusti e le foglie si divincolano dalla possibilità di essere recisi e crescono, si dilatano con fluidità, oltre il margine del foglio liberato dal suo ruolo di limite.
[1] Rossana Centioni è nata e cresciuta a Grottaferrata (Roma) e anche se la sua formazione l’ha condotta altrove, ha sempre voluto che il disegno facesse parte della sua pratica quotidiana. Rossana recupera in età adulta l’educazione artistica, frequenta un corso serale di illustrazione presso lo IED di Roma e simultaneamente il master della Globalità dei Linguaggi e Arte Terapia ideato dalla pedagogista e arte terapeuta Stefania Guerra Lisi. Nello stesso periodo ottiene un master in Art Counseling presso l’ASPIC di Roma. Gli esiti di questa formazione, fortemente connotata dalla libera espressione di sé per mezzo di differenti discipline artistiche, hanno determinato l’inizio del suo personale percorso affianco all’arte e all’arte terapia.
[2] La scrittura asemica è una pratica artistica posta al limite tra arte e linguaggio; questa forma di scrittura è totalmente slegata dall’obbligo di significare, di essere riconoscibile e univocamente interpretabile applicando le leggi della grammatica e della sintassi. La possibile comprensione della scrittura asemantica si fonda sulla potenzialità espressiva del suo ritmo, sulla profondità del gesto che ha condotto alla traccia di un grafema illeggibile e che si concede ogni volta ad una diversa e per questo libera interpretazione.
*Questo testo è stato scritto nel settembre 2025.
Lo studio di Rossana Centioni si trova a Grottaferrata in via Gregorio di Tuscolo 7 (aperto su appuntamento).