Fig.1 Autoritratto di Elizabeth Frolet nello studio dell’artista.
Foto di Marika Beccaloni
Fig.4 Elizabeth Frolet, Les secrets de la licorne, oggetti personali, lettere di Koike Ikuo, 150x150 cm, 2016.
Foto di Elizabeth Frolet
Fig.5 Elizabeth Frolet, Ricordatevi, carta, argento, legno, gouache, inchiostro, 40x30 cm 2018. Foto di Elizabeth Frolet
Fig.6 Elizabeth Frolet, Des mains pour rêver, ceramica e metallo, 2015. Foto di Elizabeth Frolet
Fig.7 Elizabeth Frolet, Des mains pour rêver (dettaglio), ceramica e metallo, 2015. Foto di Pier Francesco Giordano (courtesy Elizabeth Frolet)
Foto di Marika Beccaloni
Fig.9 Elizabeth Frolet, Corbeau, scrittura e gouache su quaderno, 2006. Foto di Elizabeth Frolet
Fig.10 Elizabeth Frolet sfoglia e racconta il contenuto dei suoi taccuini d’artista. Foto di Marika Beccaloni
Fig.11 Elizabeth Frolet sfoglia e racconta il contenuto dei suoi taccuini d’artista. Foto di Marika Beccaloni
Fig. 13 Elizabeth Frolet, Poèmes barbares, video proiezione con disegni, 2007-2008. Foto di Elizabeth Frolet
Hai voglia di vedermi?
Dove guardi?
Sì, lo so.
È la notte.
(versi di Elizabeth Frolet, tratti da Le regard est un désir)
Fig. 12 Elizabeth Frolet, Fleurs mélancolie, inchiostro su carta. Foto di Elizabeth Frolet
[2] https://www.youtube.com/watch?v=Lz5_XaiEJeI annoto qui la video intervista ad Elizabeth Frolet rilasciata per il progetto Spazio Collaterale; il video è co-prodotto da Nomas Foundation con progetto a cura di Arianna Sera e con la supervisione di Raffaella Frascarelli e Sabrina Vedovotto. Video diretto e montato da Gian Marco Proietti.
[3] Fotogrammi del video Visi svelati sono raccolti nel catalogo di presentazione alla mostra Alphabet du corps, con opere delle artiste Kérozen e Nathalie Périssé e con la presentazione di Francesca Pietracci, Napoli-Roma maggio-luglio 2001.
[4] Elizabeth Frolet, Le regard est un désir, traduzione di Tiziana Camerani, Edizioni del Giano 2018.
[5] Alfredo Penati ed Elizabeth Frolet, Mani che bruciano, Roma 2002. Volume autoprodotto dagli autori in cui Elizabeth è autrice dei disegni e delle fotografie; l’artista ha curato anche il progetto grafico del volume, stampato in 500 copie dalla tipografia O.GRA.RO.
[6] L’istallazione in ceramica è stata oggetto, insieme ai disegni dell’artista e ad un libro d’artista realizzato a mano su carta giapponese in 13 esemplari numerati, di una mostra dal titolo Des mains pour rêver a cura di Anna Cochetti per il progetto Storie Contemporanee presso lo spazio Studio Ricerca e Documentazione di Via Poerio, Roma 22 giugno - 12 luglio 2014.
https://storiecontemporanee.wordpress.com/2014/07/07/sabato-12-luglio-ore-17-30-19-30-elizabeth-frolet-des-mains-pour-rever-a-cura-di-anna-cochetti-presentazione-del-libro-dartista/
[7] Questa è un’opera-istallazione carica di rimandi e significati molteplici, a partire dal racconto ovidiano: il sangue che sgorga dalla testa recisa di Medusa incontra le alghe del mare, che acquistano la proprietà di indurirsi al contatto con l’aria dando vita al corallo, uno degli amuleti più diffusi dall’antichità, rimedio contro il malocchio e impiegato come ornamento protettivo soprattutto per i neonati. Anche la Frolet, tanto appassionata all’amuleto in generale e al potere portentoso di esso, può aver qui rafforzato il significato di cura e protezione della mano sommandolo al simbolismo arcaico del corallo.
[8] https://www.youtube.com/watch?v=VyztTdW-uU4 disponibili sul canale YouTube della Biblioteca BiASA di Roma dieci video che restituiscono un saggio brevissimo dell’opera su carta di Elizabeth Frolet in occasione della mostra Diari d’artista e macchie d’inchiostro, a cura di Ida Barberio, febbraio-marzo 2014.
[9] Canti d’ombra e lettere d’amore è il titolo della mostra che ha messo al centro le lettere dell’artista, a cura di Anna Cochetti per il progetto Storie Contemporanee presso lo spazio Studio Ricerca e Documentazione di Via Poerio, Roma 15-26 febbraio 2025.
[10] Si veda quanto dice a proposito Michela Becchis: “Elizabeth Frolet ama scrivere lettere e ama leggere lettere. Guarda e rintraccia con attenzione i fili che uniscono due persone che si scrivono lettere, anche quando quei fili sono duri, spinosi, avvolgono i corrispondenti dentro un legame dolente... I volti, gli oggetti che l’artista dipinge danno ulteriore forza alla creazione dei paesaggi di parole che albergano nelle lettere, prendono corpo con colori della terra, colori di carte antiche, di mappe ritrovate… Le figure di Frolet diventano così un accurato lavoro di cifratura, non calcolano, non giudicano affatto, ma si limitano a trasformare. (…)”.